Profezia e apocalittica: secondo semestre 2006-07
Charles Conroy [www.cjconroy.net/pr-it/pr00a.htm]



Il libro di Osea: introduzione (1)



Con questa lezione arriviamo alla quarta grande raccolta di profezie, il libro dei Dodici Profeti. Il tempo a disposizione quest'anno ci costringe a limitarci a due dei libri di questa raccolta, Osea e Amos. Nelle prime due lezioni su Osea si vuole offrire una visione generale del libro, e poi nelle due lezioni successive leggeremo un testo significativo (Os 5,8–6,6). I punti principali di questa prima lezione sono:

  1. Due note preliminari
  2. La forma finale del libro: proposta di strutturazione e suo significato teologico

Ci sono tre pagine di bibliografia per questa lezione: sul libro dei XII Profeti in generale; commentari su Osea; studi generali su Osea.


1.   Due note preliminari

La prima nota (1.1) è dedicata al "Libro dei Dodici Profeti" come contesto letterario immediato di Osea; poi (1.2) accenniamo all'importanza teologica e alla difficoltà particolare del libro di Osea.

1.1     Il Libro dei Dodici Profeti come contesto letterario immediato di Osea

Nell'antichità si parlava comunemente del Libro dei Dodici Profeti. Ciò vale per la tradizione ebraica, già implicitamente in Sir 49,10 e poi più chiaramente in quei testi che danno la somma dei libri biblici come ventidue (Giuseppe Flavio, Contra Apionem 1.38-42; il Talmud di Babilonia, trattato Baba Bathra 14b-15a). Vale anche per la tradizione patristica: Girolamo e altri.

Nel periodo moderno però fino a quindici o venti anni fa si aveva perso quasi del tutto questo dato della tradizione comune ebraico-cristiana, cosicchè di solito i dodici libri (i profeti minori) venivano studiati in isolamento l'uno dall'altro come libri totalmente indipendenti.

Solo recentemente il concetto di un Libro dei Dodici Profeti è riapparso negli studi biblici ed è attualmente al centro di parecchio interesse fra gli studiosi della letteratura profetica. Nell'orizzonte dello studio della forma finale del testo (studio sincronico) gli studiosi stanno scoprendo molte connessioni fra i singoli libri, il che influisce anche sulla teologia dell'insieme e dei singoli libri della raccolta. E poi nello studio diacronico diversi studiosi hanno proposto l'esistenza di processi redazionali che operavano simultaneamente su più libri nella raccolta. Trattandosi di studi tuttora in corso, sarebbe prematuro parlare di posizioni di consenso generale qui. Però possiamo notare, solo a titolo di esempio, la tesi di R. Albertz secondo cui il nucleo del futuro Libro dei XII era un libro di Quattro Profeti (Osea, Amos, Michea, Sofonia) che è stato composto durante il periodo dell'esilio.

A livello pratico, dunque, nello studio di uno qualsiasi dei libri della raccolta conviene che siamo attenti a possibili contatti con altri libri nella racccolta in primo luogo, e poi (naturalmente) con altri libri biblici fuori dei XII (Isaia particolarmente, in quanto si sta scoprendo diversi contatti interessanti fra Is e i XII).

In fine notiamo la questione dell'ordine dei dodici libri, in quanto può essere un fattore da considerare nello studio sincronico del libro dei XII. Secondo l'ordine attuale nelle edizioni del testo ebraico massoretico (che viene seguito generalmente nelle traduzioni moderne) i primi sei libri sono Osea, Gioele, Amos, Abdia, Giona, Michea; i libri 7–12 sono Naum, Abacuc, Sofonia, Aggeo, Zaccaria e Malachia. Tale ordine è certamente antico, visto che si trova anche in un manoscritto ebraico del 2º sec. a.Cr. dalla zona del Mar Morto (MurXII) e (a quanto pare) anche in diversi manoscritti frammentari trovati a Qumran. Invece molti manoscritti della versione greca (e le edizioni stampate del testo greco) seguono un'altro ordine per i primi sei libri: Os, Am, Mic, Gl, Abd, Gio (mentre l'ordine dei restanti libri è come nel testo ebraico). Uno studio sincronico, che fra altro si interesserà anche delle relazioni fra libri contigui, dovrà decidere quale ordine sia preferibile (ossia più antico).

1.2     L'importanza teologica e la difficoltà particolare del libro di Osea

1.2.1   Un libro di grande ricchezza teologica

Anche se classificato fra i "profeti minori", il libro di Os non è affatto "minore" in termini di importanza teologica e di influsso su altri libri. Os presenta la vita del popolo di Israele come un incontro personale con YHWH, una storia di amore – di amore tradito da una parte ma che dall'altra parte persevera e aspetta. Secondo il libro questo incontro/scontro ha luogo soprattutto in due aree della vita di Israele: nel culto e nelle decisioni politiche. Il testo smaschera il peccato umano in queste due aree con un linguaggio forte e alle volte violento, mostrando che si tratta, non dell'infrazione di qualche norma impersonale, ma di infedeltà verso l'Amante, che nel passato ha dimostrato tante volte le sue premure preferenziali per questo popolo. La vita personale del profeta viene presentato come emblema o simbolo di questa relazione di amore tradito fra YHWH e il popolo (cf. Os 1–3).

Questi temi, e anche il linguaggio caratteristico del libro di Os, hanno influito molto sui teologi della scuola deuteronomica, prima, e deuteronomistico dopo, e anche probabilmente sul profeta Geremia (certamente sul suo libro: cf. Ger 2-4; 30-31). Il simbolo matrimoniale viene poi sviluppato in modo speciale in Ez 16 e 23, anche nel Secondo Isaia (cf. Is 54), e vari altri testi (e poi anche nel NT: cf. Mc 2,19-20; Ef 5,25).

1.2.2   Però un libro di difficile lettura

Già i redattori del libro se ne rendevano conto, aggiungendo una esortazione di tipo sapienziale nell'ultimo versetto (Os 14,10: "Chi è saggio comprenda queste cose ..."). E Girolamo, all'inizio del suo commentario su Os, prega in modo particolare per la luce divina per aiutarlo nella sua spiegazione del testo (CCSL 76, 1; PL 25 [ed. 1845], 815).

Le difficoltà hanno almeno tre cause particolari. Primo, fra i profeti canonici Osea è l'unico originario del Regno di Israele del nord, dove la gente parlava un dialetto un po' diverso da quello in uso a Gerusalemme nel sud (lo sappiamo da iscrizioni extrabibliche). Secondo molti studiosi queste differenze dialettali sarebbero alla base di alcune difficoltà filologiche nel testo ebraico. Secondo, lo stile abituale degli oracoli nel libro crea difficoltà in quanto mancano spesso quelle indicazioni che ci avrebbero permesso di capire la connessione fra un detto e il seguente – uno stile spezzettato e quasi aforistico (come già notato da Girolamo). Infine, e forse in buona parte come risultato delle osservazioni precedenti, c'è il fatto che il testo massoretico non si trova in buone condizioni soprattutto nei capp. 4-14 (molti errori scribali, ecc.). Per rendersene conto, anche indirettamente, basta paragonare tre o quattro traduzioni moderne del libro e si vedranno le diverse opzioni dei traduttori di fronte a un testo difficile in parecchi passi del libro.

A livello pratico occorre notare anche che ci sono spiacevoli differenze di numerazione di versetti in alcune traduzioni moderne, particolarmente nei capp. 1-3 ma anche nei capp. 12 e 14. In classe comunque si userà sempre il sistema di numerazione corrente nelle edizioni del testo ebraico (opzione condivisa dalla maggior parte delle traduzioni).

2.   La forma finale del libro di Osea

Iniziamo come al solito dalla forma finale del libro, esplorando prima (2.1) la questione difficile di una sua strutturazione e poi (2.2) cercando di formulare un significato teologico della strutturazione proposta.

2.1     Strutturazione del libro

Il discorso non è facile qui. Un commentatore (G. Rinaldi) è arrivato addirittura alla conclusione che "Tutto Osea è un mucchio di pezzetti senza ordine riconoscibile". Anche se la situazione probabilmente non è così drastica, ci troviamo certamente di fronte a uno dei libri profetici di più difficile strutturazione. Una cosa comunque è chiara, e cioè la distinzione fra i capp. 1-3 (che riflettono teologicamente e poeticamente sulla vicenda personale di Osea) e i capp. 4-14 (dove tale vicenda non appare più). Cerchiamo dunque di approfondire questa divisione bipartita del libro, esaminando prima (2.1.1) Os 1-3, e poi (2.1.2) Os 4-14.

2.1.1   Os 1–3

I riferimenti alla vicenda matrimoniale di Osea si trovano nel cap. 1 (stile narrativo, terza persona), nel cap. 2 (stile poetico o almeno di prosa retorica stilizzata), e nel cap. 3 (stile narrativo, prima persona). Il linguaggio di relazioni interpersonali e di situazioni di crisi familiare caratterizza conseguentemente l'insieme dei tre capitoli; mentre nei capp. 4-14 tale linguaggio ricorre solo qua e là, ma in senso religioso-metaforico (non a proposito di una vicenda personale di Osea).

All'interno dei capp. 1-3 troviamo tre ricorrenze dello schema "negativo / positivo": 1,2-9 / 2,1-3; 2,4-15 / 2,16-25; 3,1-4 / 3,5. Nel secondo caso si può discutere sul punto preciso del passaggio dal negativo al positivo: o dopo 2,15 oppure secondo alcuni dopo il 2,17 (la prima tesi sembra preferibile).

Nella prima unità (1,2-9 / 2,1-3) colpisce fortemente il passaggio brusco e immotivato dalla parte negativa (tre condanne in crescendo fino al terribile v. 9) alla parte positiva (2,1-3) che rovescia la negatività precedente, pur rimanendo connessa con la parte negativa tramite molti contatti verbali. Il lettore inevitabilmente si pone la domanda del "perchè?" del cambiamento ma non trova una risposta nel brano stesso; rimane da vedere se il resto del libro offrirà forse un chiarimento. L'effetto nell'immediato comunque è di mettere in forte risalto lo schema "negativo / positivo" in sé stesso. Questa enfasi viene rafforzata quando lo schema si ripete ancora due volte nei capp. 2-3.

2.1.2   Os 4–14

Prima (2.1.2.1) si presenta una proposta di macro-divisione di tutto il blocco, e poi (2.1.2.2) diamo uno sguardo più dettagliato ai capp. 4-11

2.1.2.1 Una proposta di macro-divisione di tutto il blocco

Prendendo lo spunto dalla triplice presenza dello schema "negativo / positivo" nei primi tre capitoli, parecchi studiosi propongono una macro-strutturazione dei capp. 4-14 secondo lo stesso principio strutturale. Anche se quasi tutto il contenuto degli oracoli di questi capitoli sia di tonalità negativa, ci sono effettivamente due brani positivi che annunciano un futuro migliore: 11,8-11 e 14,2-9. La proposta dunque è di dividere Os 4-14 in due ricorrenze dello schema "negativo / positivo": 4,1–11,7 / 11,8-11; 12,1–14,1 / 14,2-10 (14,10 è la nota sapienziale menzionata sopra).

Bisogna ammettere che la presenza dello schema è molto meno evidente qui che non nel caso di Os 1-3, a causa della forte sproporzione fra le parti negative e quelle positive nei capp. 4-14. Però ci sono alcuni indizi linguistici che potrebbero rafforzare la proposta. (1) La ricorrenza di una formula riguardante la parola di YHWH all'inizio del cap. 4 e alla fine del cap. 11 (4,1; 11,11). (2) C'è inoltre una connessione fra l'inizio del cap. 4 e l'inizio del cap. 12, cioè, la ricorrenza del motivo "litigio, contesa" (ריב rîb) che si trova a 4,1 e a 12,3. (3) Il fatto che il cap. 12 inizia in modo molto negativo come se i versetti positivi precedenti (11,8-11) non esistessero (cf. 2,4-15 dopo 2,1-3).

2.1.2.2 Una proposta di strutturazione più dettagliata per Os 4-11

A parte la macro-strutturazione già menzionata, i capp. 4-11 non si lasciano strutturare molte facilmente. Anche se gli studiosi non sono tutti d'accordo, è utile considerare la proposta offerta dal Jeremias nel suo commentario, dove accoglie molte osservazioni dello studio importante di Buss. Viene proposta una divisione in tre parti con tematiche caratteristiche e indizi linguistici a conferma della divisione tematica.

(1) 4,1–5,7: Il tema dominante è la critica della depravazione cultica degli Israeliti, descritta con uso abbondante della metafora "prostituzione". La sezione si divide in due sottounità (4,1-19 e 5,1-7), ciascuna con l'imperativo "Ascoltate" all'inizio (4,1; 5,1). La prima sottounità è composta da un prologo che contiene una denuncia generale dell'infedeltà del popolo (4,1-3: con possibili accenni al [proto-]Decalogo) seguito da una denuncia lunga e circonstanziata dei peccati cultici del popolo (4,4-19). La seconda sottounità (5,1-7) offre una seconda denuncia degli stessi peccati in forma più sintetica e seguendo la stessa linea di svilippo interno dei temi.

(2) 5,8–9,9: Il tema dominante è la critica delle decisioni politiche fatte dai governanti del Regno del Nord. L'uso di vocabolario militare nel 5,8ss segnala il cambiamento di tema. Le poche ricorrenze della tematica cultica in questi capitoli sono subordinati alla tematica politica. Anche qui c'è una presentazione più lunga del tema (5,8–7,16) seguita da una seconda presentazione più sintetica (8,1-14); si noterà la ricorrenza del motivo "suonare il corno" all'inizio di ambedue (5,8 e 8,1) e del motivo "Egitto" alla fine di ambedue (7,16 e 8,13). La parte conclusiva (9,1-9) funziona come epilogo, in quanto riassume il messaggio dei capitoli precedenti e mostra come il profeta è stato rifiutato e schernito da molti dei suoi uditori (9,7-8).

(3) 9,10–11,11: Il tema dominante è l'uso kerigmatico della storia, cioè, ci si appella alla storia delle relazioni fra YHWH e il popolo nel passato per sottolineare da una parte l'enorme ingratitudine del popolo nel presente e dall'altra parte per offrire una qualche speranza per il futuro (cf. 11,8-11) al di là delle sciagure politiche e militari che stanno per abbattersi sul popolo nell'immediato. (Tale uso kerigmatico della storia verrà poi sviluppato in modo massiccio nel Deuteronomio.)

2.2     Significato teologico della struttura del libro nella sua forma finale

Le cinque ricorrenze dello schema "negativo / positivo" nella forma finale del libro di Osea mostrano che c'è un'unità teologica inseparabile fra giudizio e salvezza nel libro o, in altre parole, una tensione dialettica fra peccato e grazia. Quantitativamente la parte negativa prevale, già nei capp. 1-3 e molto di più nei capp. 4-14; in termini paolini si può dire che "è abbondato il peccato" (Rom 5,20). Nella logica della giustizia la situazione è chiara: la conseguenza sarà necessariamente la morte. Ma propria lo schema "negativo / positivo" suggerisce un superamento di tale logica: "ma laddove è abbondato il peccato, ha sovrabbondato la grazia" (Rom 5,20). Una speranza di nuovo inizio viene data – dopo il giudizio, però, non invece del giudizio.

La transizione fra gli aspetti negativi e quelli positivi è molto brusca nel libro di Osea. Il lettore si pone la domanda: perchè YHWH agisce così? Perchè la logica della giustizia non ha l'ultima parola? Il libro sa offrire una sola spiegazione: "io sono Dio, non uomo; il Santo di Israele in mezzo a voi" (11,9). Non approfondisce di più questa spiegazione, ma resta chiaro che l'ultima parola è il trionfo della vita (14,2-9), per chi ha la saggezza di capire questo (14,10). Fin qui la dimensione letteraria.

Passando alla dimensione della storia, i lettori postesilici della forma finale del libro nel contesto dei XII Profeti possono vedere lo stesso schema "negativo /positivo" nella vicende tragiche della rovina dei due regni (722 e 587/86 rispettivamente), che sembrava proprio la morte per il popolo (cf. Ez 37,1-14!), e poi nella possibilità inaspettata e immeritata di una nuova vita per la comunità a Gerusalemme dopo il 539. Ci sono testi nel libro che suggeriscono che questa nuova vita porterà a qualcosa di definitiva nella storia di amore di YHWH per il popolo (Os 2,21 "ti farò mia sposa per sempre"; 3,5 "trepidi si volgeranno al Signore e ai suoi beni, alla fine dei giorni"). L'elemento "positivo" sta acquisendo una dimensione escatologica.

Infine, passando alla dimensione di una lettura cristiana, il libro canonico di Osea ci fa ricordare (la funzione anamnetica delle Scritture) che l'attivazione escatologica dello schema "negativo / positivo" si è manifestata nel mistero pasquale di Gesù. Qui le proporzioni fra i due elementi sono capovolte e il perchè del passaggio fra i due diventa più luminoso. L'ora delle tenebre era terribile ma breve, e presto scompare di fronte all'eterna glorificazione dell'Israelita esaltato sulla croce. Alla spiegazione offerta da Osea ("Io sono Dio, non uomo; il Santo in mezzo a voi") si può adesso aggiungere il "Dio è amore" di 1 Giov 4,8.16 come ultima spiegazione di ciò che il Santo in mezzo a noi ha fatto – una spiegazione che trascende la nostra comprensione ma che nutre la nostra fede e la nostra speranza.


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